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La scienza ha appena dato una risposta sorprendente. Un nuovo studio ha messo a confronto squat e camminata, svelando quale attività funziona davvero meglio per stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue.
- Migliora la glicemia senza sforzi prolungati
- Bastano pochi minuti al giorno
- Perfetto anche dopo i 50 anni
Perché controllare la glicemia è fondamentale dopo i 50 anni
Con l'avanzare dell'età, il corpo diventa meno efficiente nel gestire il glucosio introdotto con l'alimentazione. Questo fenomeno, noto come insulino-resistenza, è tra i principali responsabili dell'aumento del rischio di diabete di tipo 2, sovrappeso e problemi cardiovascolari.
Dopo i 50 anni, la sedentarietà può amplificare questo meccanismo. Restare seduti per molte ore consecutive rallenta il metabolismo e impedisce ai muscoli di svolgere il loro ruolo naturale di “spugne” della glicemia. Più i muscoli rimangono inattivi, più lo zucchero resta in circolo nel sangue, creando picchi glicemici che, a lungo termine, diventano pericolosi.
Ecco perché gli esperti consigliano di spezzare la sedentarietà con piccole pause attive. Ma la domanda è: meglio fare una camminata o un paio di squat? La risposta non è così scontata.
Lo studio che ha messo squat e camminata alla prova
Ad aprile 2024, un gruppo di ricercatori ha pubblicato uno studio sul Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports con l'obiettivo di capire quale attività sia più efficace nel tenere sotto controllo i picchi glicemici post-prandiali.
I partecipanti, giovani adulti in sovrappeso o obesi, hanno trascorso giornate intere in laboratorio, alternando diverse condizioni:
- rimanere seduti senza pause (SIT)
- fare una passeggiata continuativa di 30 minuti (ONE)
- fare brevi camminate di 3 minuti ogni 45 minuti (WALK)
- eseguire 10 squat ogni 45 minuti (SQUAT)
I risultati hanno sorpreso tutti: sia il gruppo squat che quello delle camminate brevi hanno ridotto del 21% i picchi glicemici dopo i pasti rispetto alla sedentarietà assoluta. Non solo: l'efficacia è risultata quasi doppia rispetto a una camminata continuativa di mezz'ora.
Gli studiosi hanno monitorato anche l'attivazione muscolare tramite elettromiografia (EMG). È emerso che gli squat richiedono uno sforzo maggiore da parte di quadricipiti e glutei, i muscoli più grandi del corpo. Più fibre muscolari vengono reclutate, maggiore è la capacità di assorbire glucosio dal sangue.
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Perché gli squat possono battere la camminata
La camminata resta un'attività preziosa per la salute cardiovascolare e per il benessere generale. Tuttavia, quando si parla di impatto diretto sulla glicemia, gli squat hanno alcuni vantaggi specifici.
In primo luogo, coinvolgono simultaneamente diversi grandi gruppi muscolari. Ogni volta che flettiamo e distendiamo le gambe, stimoliamo un assorbimento più rapido e costante del glucosio. Inoltre, gli squat aumentano leggermente la frequenza cardiaca, generando un effetto “mini-allenamento” anche in pochi secondi.
Un altro aspetto cruciale è la praticità. Non serve uscire di casa o indossare scarpe da ginnastica: bastano pochi metri quadrati e la volontà di interrompere la sedentarietà ogni tanto. Questo rende gli squat un alleato perfetto per chi passa molte ore davanti al computer o sul divano.
Come eseguire correttamente gli squat dopo i 50 anni
Molti temono che gli squat siano un esercizio impegnativo o potenzialmente dannoso per le ginocchia. In realtà, se eseguiti nel modo giusto e senza carichi eccessivi, sono sicuri e altamente benefici.
Il movimento corretto prevede di partire in piedi, con i piedi leggermente più larghi delle spalle e le punte rivolte leggermente verso l'esterno. Si piegano lentamente le ginocchia, portando il bacino indietro come se ci si volesse sedere su una sedia invisibile. La schiena deve rimanere dritta, lo sguardo in avanti e le ginocchia non devono superare troppo la punta dei piedi.
Per chi ha poca esperienza, è consigliabile iniziare con squat poco profondi, fermandosi a metà discesa. Con il tempo e la pratica, si potrà aumentare la profondità senza rischi. Un'ottima variante è lo squat alla sedia, appoggiandosi leggermente per avere un punto di riferimento e maggiore stabilità.
Quanti squat fare e con quale frequenza
Lo studio citato suggerisce una formula semplice: 10 squat ogni 45 minuti di sedentarietà. Non servono lunghe sessioni né grandi numeri: la costanza è più importante della quantità.
Chi lavora seduto al computer può impostare un promemoria ogni ora, alzarsi, fare una decina di squat e tornare al proprio posto. In meno di un minuto si è già conclusa la mini-pausa, con benefici immediati sul metabolismo.
Per chi vuole andare oltre, è possibile aumentare il numero di serie, oppure alternare gli squat con esercizi equivalenti a corpo libero, come affondi o step sul gradino. L'importante è interrompere il ciclo continuo della sedentarietà.
La camminata resta utile, ma non basta da sola
Non bisogna interpretare i risultati dello studio come un invito ad abbandonare la camminata. Camminare resta una delle attività più accessibili e benefiche per la salute generale, soprattutto per chi ha più di 50 anni.
La differenza sta nel momento e nella modalità. Una passeggiata di mezz'ora al mattino non compensa del tutto otto ore passate seduti senza interruzioni. Al contrario, spezzare spesso la sedentarietà con brevi pause attive — squat o mini camminate — sembra essere più incisivo per stabilizzare la glicemia.
Il messaggio è chiaro: la combinazione ideale è una passeggiata quotidiana per il benessere cardiovascolare, affiancata da mini sessioni di squat durante la giornata.
Un'abitudine semplice che cambia il metabolismo
Il vero punto di forza di questa scoperta è la semplicità. Non serve rivoluzionare la propria vita, comprare attrezzature o iscriversi in palestra. Bastano piccole azioni ripetute nel tempo.
Ogni squat rappresenta un “reset metabolico” che riattiva i muscoli, stimola il consumo di glucosio e riduce la glicemia in eccesso. Per chi ha più di 50 anni e vuole prendersi cura della propria salute, introdurre questa abitudine può diventare una strategia di prevenzione efficace e sostenibile.
La scienza, ancora una volta, conferma un principio tanto semplice quanto potente: non conta solo quanto ci si allena, ma quanto spesso interrompiamo la sedentarietà.






